28 aprile 2023

«Spose» di Fabio Bussotti

Roma, Teatro Off/Off
27 aprile 2023

ELIZA E MARCELA, SPOSATE NEL 1901. E MAI SEPARATE

Quando Eliza Loriga e Marcela Gràcia convolarono a nozze, l’8 febbraio 1901, in terra basca, Jorge Louis Borges aveva meno di un anno. Eppure il racconto del matrimonio del secolo, scritto da Fabio Bussotti, sembra aver origine proprio dalla penna di Borges, il quale, nei primi anni Venti, soggiornò più volte in Spagna, collaborando, in giovanissima età, per alcune riviste letterarie. La storia è narrata dalle protagoniste che accettano di farsi intervistare da un giornalista, uno che «pare un cretino» arrivato da Buenos Aires, ma che in realtà, già a 20 anni, era uno degli uomini più colti del secolo. Borges è lì, di fronte a loro, forse in mezzo al pubblico; e grazie a lui, noi veniamo a sapere che per la prima volta nel millennio scorso furono celebrate nozze tra persone dello stesso sesso.

27 aprile 2023

Pre-Code: «Night nurse» di William A. Wellman

Roma, Palazzo delle Esposizioni
26 aprile 2023

STANWYCK, OTTIMA DETECTIVE IN UN FILM MEDIOCRE

Per la prima volta, dopo 12 film visti alla Rassegna del Cinema Pre-Code, si lascia il Palazzo delle Esposizioni, con molte perplessità sulla proiezione. Night nurse (letteralmente, l’infermiera di notte, anche se Italia uscì col titolo «L’angelo bianco»), nonostante mostri una delle migliori interpretazioni della giovane Barbara Stanwyck, appare nel complesso molto slegato e disordinato: composto, infatti, da due storie separate che faticano a equilibrarsi l’una con l’altra. Tratto dall’omonimo romanzo di Grace Perkins, la pellicola diretta da William A. Wellman mantiene la struttura di una pièce teatrale scritta in due atti ben distinti, sia per scena che per trama.

25 aprile 2023

«Il sol dell’avvenire», di Nanni Moretti

Roma, Sala Caravaggio
24 aprile 2023

TOGLIATTI RISCRITTO DA «GIOVANNI» PIACE DI PIÙ

«La storia non si fa con i se», ossia anteponendo condizioni ipotetiche alla cronaca dei fatti, ma non si fa nemmeno con le speranze, come invece è accaduto spesso nell’Italia del Dopoguerra, e non si fa neanche con le false illusioni come si tentò prima del Secondo conflitto. Nanni Moretti, però, sa bene che lui non è un professore e non sta scrivendo un libro di storia, ma sta girando un film, dove la sceneggiatura, non essendo un saggio di Hegel, ha il vantaggio di poter essere modificata in ogni momento, seguendo capricci e umori dell’autore. Soltanto con queste premesse, che un cineasta ben conosce, è possibile comprendere quanto sia lecito nell’arte cinematografica cambiare il corso della storia e illudersi di farla più bella, o forse migliore.

24 aprile 2023

Pre-Code: «Gold diggers of 1933» di Mervyn LeRoy

Roma, Palazzo delle Esposizioni
23 aprile 2023

LE MAGIE DI BERKELEY INCANTANO IL MONDO

Mervyn LeRoy firma la terza pellicola della serie dedicata alle gold diggers. Anticamente tale espressione inglese fu coniata per indicare i cercatori d’oro, ma verso la fine del XIX secolo fu presa in prestito ai giacimenti dell’ovest per essere adottata alle ragazze che sposando un uomo ricco trovavano la loro personale miniera d’oro. Per traslazione (e nemmeno troppa) il vocabolo fu comunemente associato alle ballerine degli spettacoli di rivista, delle commedie musicali, di quel genere teatrale leggero e godereccio frequentato da ricchi signori attempati in cerca di facili avventure. Questo è quel che si diceva un tempo, quando obbiettivamente molte fanciulle, dopo un’infanzia disagiata e faticosa, raggiungevano la città e attraverso il palcoscenico riuscivano a ribaltare (non per questo, però, il proscenio si chiama anche ribalta!) la malasorte in fortuna.

22 aprile 2023

«La sorella di Gesucristo» di Oscar de Summa

Roma, Teatro Basilica
21 aprile 2023

VA IN SCENA IL RADIODRAMMA DI MARIA

Una ragazza, la sorella di Gesucristo, prende in mano una pistola e attraversa il paese per andare a sparare l’uomo che la sera precedente, il Venerdì Santo della Passione, l’ha violentata. Lei si chiama Maria, ed è la sorella del giovane che, durante la processione che precede la Pasqua, porta la Croce in spalla. In effetti abbiamo detto già tutto e anche i contrasti narrativi già dovrebbero essere abbastanza chiari. Ciò che arricchisce la storia, scritta e rappresentata da Oscar de Summa, è condimento. Maria, infatti, da quando prende l’arma a quando spara, non pronuncia mai una parola: sempre chiusa nel suo dolore, nella sua angoscia, nella sua decisione di vendicare la violenza subita con altra violenza. La marcia di Maria, fredda e concentrata, è inarrestabile e lei non si cura di quel che le accade intorno, degli atteggiamenti dei suoi compaesani (siamo ad Erchie, piccolo centro nella piana tra Taranto, Brindisi e Lecce) che potrebbero pure non esistere, e per lei non esiste nessun altro che il suo aguzzino e la Smith & Wesson che impugna, carica di proiettili.

21 aprile 2023

«Guardare il soffitto» di Giulia Francia

Roma, Fortezza est
20 aprile 2023

LE PERSONALITÀ DI GIULIA

A un certo punto del monologo, anche alla stessa Giulia Francia, forse più nelle vesti di interprete che di autrice, viene il sospetto che la sua performance possa essere «uno spettacolino». Troppo breve, troppo veloce: caratteristiche che non sempre giovano, soprattutto se si accompagnano a una regia piuttosto scarna (che non vuol dire essenziale). E siccome, parla per bocca di un personaggio, il quale non avrebbe motivo di raccontar frottole alla mano che ha scritto il testo, lo dice chiaramente davanti al pubblico testimone della ramanzina, come se volesse fare una tiratina d’orecchie alla scrittrice, avendo avuto la sensazione che, magari, essa avrebbe potuto scrivere qualcosa in più, per regalare maggiore soddisfazione agli spettatori, per appagare l’orgoglio dell’attrice e per far vivere più a lungo il suo personaggio di donna sola e infelice, ma simpatica e soprattutto intelligente e spiritosa.

20 aprile 2023

Pre-Code: «I am a fugitive from a chain gang» di Mervyn LeRoy

Roma, Palazzo delle Esposizioni
19 aprile 2023

EVASO DALLA CRUDELE INCIVILTÀ DELLE ISTITUZIONI

Io sono un evaso è il titolo con il quale la pellicola fu distribuita in Italia nel 1934, ed è la traduzione letterale della prima parte dell’originale: I am a fugitive from a chain gang, film imperdibile. Giustamente la casa di distribuzione nostrana ha preferito omettere il seguito per semplificare lo strillo di richiamo di un titolo e perché da noi la «gang della catena» non esisteva e soltanto in pochi all’epoca potevano immaginare cosa significasse fuggire dalla chain gang. Con questa espressione gergale si usava indicare quel gruppo di carcerati, i quali erano uniti tra loro da una grossa catena che scorreva in un anello di ferro che ciascun prigioniero aveva attaccato ai tredici anelli fissati alle cavigliere. Così erano condannati ai lavori forzati i galeotti negli Stati Uniti d’America ad inizio secolo: costantemente legati a gruppi formati da circa venti persone, anche di notte per dormire, di mattina per mangiare, per salire poi sui camion e raggiungere le cave di pietra. Soltanto lì venivano «liberati» e controllati a vista da guardie dal grilletto facile, e comunque mantenevano sempre le caviglie ancorate fra loro, condizione che li costringeva a camminare a piccoli passi. Nel 1932, quando il film uscì negli Usa, erano già molti gli stati che avevano abolito questo tipo di detenzione, ma ancora al sud le carceri praticavano simile sconcertante metodo punitivo.

19 aprile 2023

«Così è (se vi pare)» di Luigi Pirandello

Pino Micol e Milena Vukotic

Roma, Teatro Quirino
18 aprile 2023

LA VERITÀ OSSERVATA DAL CANNOCCHIALE DI FILENO

All’aprirsi della tela, una registrazione sonora introduce il pubblico nella «stanza della tortura», quella dove Luigi Pirandello, ogni domenica mattina, per cinque ore, dava udienza ai personaggi delle sue future novelle. È la voce di Geppy Gleijeses (qui in veste di regista) che legge alcuni passi della Tragedia di un personaggio, novella tra le più conosciute dello scrittore siciliano, la stessa che annuncia la nascita dei Sei personaggi. La breve introduzione serve a rinfrescare la memoria del pubblico sulla filosofia del lontano di cui un certo dottor Fileno (uno dei tanti personaggi che approfittano della sopportazione di Pirandello per perorare la sua causa ed essere quindi rappresentato e reso immortale grazie alle capacità dello scrittore) si dice esserne l’autore. La filosofia del lontano non è altro che l’astuzia di riuscire a spiare la vita attraverso il foro di un cannocchiale rivoltato: ossia dalla parte della lente più grande, in modo che tutto il visibile appaia lontanissimo, cioè distante nel tempo, che sia esso passato o futuro. Un escamotage, pirandelliano, per non vivere il presente nel momento stesso in cui consiste, ma un trucco per poterne osservare meglio o le cause o gli effetti.

18 aprile 2023

Pre-Code: «The bitter tea of general Yen» di Frank Capra

Roma, Palazzo delle Esposizioni
16 aprile 2023

IL GENERALE SFIDA LA BANDIERA AMERICANA

Quando Frank Capra chiamò Barbara Stanwyck, per il ruolo di Megan Davis in The bitter tea of general Yen (L’amaro tè del generale Yen), era già la terza volta che regista e attrice lavoravano insieme, eppure la partecipazione di una delle star più affermate e acclamate dal pubblico di tutto il mondo non parve destare troppi entusiasmi, tant’è che i due si ritrovarono successivamente soltanto sul set di «John Doe» nel 1941. La pellicola sulla storia del generale Yen non ebbe grandissimo riscontro al botteghino e fu presto accantonata. Fu riscoperta e valorizzata molti anni dopo. Ciò accadde perché commercialmente all’epoca si puntò sul fascino e sulla popolarità della protagonista che invece deluse le aspettative di milioni di spettatori. D’altronde l’industria cinematografica, ancora oggi, funziona così!

17 aprile 2023

Pre-Code: «Blonde crazy» di Roy Del Ruth

Roma, Palazzo delle Esposizioni
15 aprile 2023

PER AGGIRARE LA CENSURA MEGLIO IL FURTO COL SORRISO

Blonde crazy del 1931 non è soltanto una «bionda pazza», ma una deliziosa mademoiselle (Anne) astuta, intelligente, simpatica, onesta malgrado si accompagni a un ragazzaccio scapestrato (Bert), abilissimo nel recuperare cinquemila dollari in un pomeriggio, ma incapace di afferrare il momento propizio per dichiarare il suo sentimento alla bionda. Lui è James Cagney, cameriere d’albergo con velleità di truffatore, lei è Joan Blondell, bionda di nome (nome d’arte, naturalmente) e di fatto. L’azione si svolge sempre nell’albergo principale delle varie città dove i protagonisti agiscono per mettere a segno i loro colpi truffaldini ai danni dei malcapitati. Quando però si ritrovano di fronte a un furfante di professione le cose cambiano. Costui, Dan, un elegantissimo Louis Calhern, con cappello a cilindro e altra bionda al seguito (sono gli anni in cui Jean Harlow impazza), con la scusa di voler addestrare l’ex bell-boy ancora alle prime armi, lo ripulisce di tutti i suoi risparmi. Bert è un imbroglione volenteroso, ma anche troppo impegnato a corteggiare le bionde, e si lascia facilmente abbindolare. Anne, invece, da integerrima mademoiselle, va con prudenza trasformandosi in arguta socia d’affari (loschi), sfoderando anche un codice etico di tutto rispetto: truffare sì, ma rubare mai! E visto che ora il suo amico si trova in difficoltà organizza lei, per lui, una vendetta ai danni di Dan coi controfiocchi. È bionda, sì, ma anche pazza, e pazza nel senso migliore, per cui capisce che fare gli occhi dolci a un astuto vegliardo sarà l’arma migliore per farlo abboccare all’amo.

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