10 febbraio 2024

«L’ammazzo col gas» di Roberto D’Alessandro

Roma, Teatro degli Audaci
9 febbraio 2024

SI PUÒ UCCIDERE LA MOGLIE IN SCENA?

Non so se Roberto D’Alessandro si sia reso conto che il suo sfizioso tentativo di asfissiare col gas una moglie, o tante mogli, sia riuscito, in parte, a resuscitare quel genere di teatro che da molti anni, a Roma, era sparito, morto, sotterrato da tanta brutta televisione che anni fa ne aveva usurpato l’impronta, il copyright, per poi ridurlo a semplice esibizione di barzellette. Stiamo parlando del cabaret: quel tipo di spettacolo che – grazie alla partecipazione del pubblico – unisce il divertimento con la cronaca avversa al buoncostume e con quelle calamità quotidiane con le quali ciascuno di noi è costretto a convivere.

09 febbraio 2024

«Otello» di Shakespeare al femminile

Roma, Teatro Quirino
8 febbraio 2024

LE DONNE DI BARACCO GIOCANO ALLA TRAGEDIA DEL MORO

«Io non sono ciò che sono», dice Iago nella prima scena. La frase potrebbe essere spiegata con «Non sono buono come sembro, non amo il mio generale come potrebbe apparire dal mio atteggiamento». Iago, poi, dichiarerà apertamente che lui odia Otello. Per Andrea Baracco – che ha portato in scena l’originale allestimento di una delle più famose tragedie di William Shakespeare – «Io non sono ciò che sono» è anche un’indicazione registica che ha sollecitato una nuova chiave di lettura del testo. Se il personaggio Iago, infatti, non è quel che è, ossia un uomo, potrebbe essere una donna? Forse sì. E se tutto l’odio creato dall’apparente carezzevole fedeltà dell’alfiere del Moro non fosse in realtà un vero odio, ma soltanto un gioco teatrale, questo gioco come si potrebbe renderlo chiaro ed evidente?

08 febbraio 2024

«Roma Banco 24» di G. Silvestri

Roma, Teatro de’ Servi
7 febbraio 2024

IL GRIDO DI RABBIA DI LOREDANA

Commedia assai realistica quella scritta da Gabriella Silvestri. Un dialogo che denuncia uno spaccato cruciale nell’inferno della nostra società bassa, tra Loredana, sulla cinquantina, e sua figlia Karida, la sera prima del suo diciassettesimo compleanno. Il confronto si svolge all’interno di un appartamento di borgata, a Roma. C’è una gran confusione in sala. Oltre al divano e al tavolo da pranzo, c’è uno stendino aperto con i panni stesi e l’asse da stiro pronto all’uso. È il disordine tipico di chi s’affanna con il lavoro e non ha tempo di badare alla casa. Karida, al cellulare, organizza con qualcuno la festa per il giorno successivo. È abbastanza spensierata, gioiosa, forse innamorata; certamente lontana dal peso dei pensieri che si porta dietro sua madre.

07 febbraio 2024

«Hotel Paradiso», di e con i Familie Flöz

Roma, Teatro Sala Umberto
6 febbraio 2024

EVVIVA, LE MASCHERE DEL BUONUMORE

Lunga vita al teatro e al suo linguaggio se, in un momento storico come questo, dove regna la più caparbia e deliberata incomprensione tra i popoli confinanti e nelle singole case, il gruppo tedesco Familie Flöz, dal palcoscenico della Sala Umberto (purtroppo soltanto fino a domenica), lancia un forte messaggio di comprensione, d’intesa e di armonia. Basta davvero poco per capirsi, per spiegarsi l’un l’altro; non occorre neanche parlare, visto che loro prediligono un teatro di figura, cioè senza parola; e forse non c’è bisogno nemmeno di un’espressione mobile del viso, visto che preferiscono ricoprire il volto con le maschere. C’è troppo poco teatro a questo mondo e molta confusione che genera discordia. Invece, come accadeva nei lontani cortometraggi delle vecchie comiche di Larry Semon, di Charlot, di Stanlio e Ollio, è appena sufficiente una piccola storiella e tanta fantasia per riscoprire, nel silenzio della parola, il linguaggio dell’umorismo, quello che tutti riconoscono quale espressione di pace universale.

05 febbraio 2024

«Palindroma» allo Spazio Recherche

Roma, Spazio Recherche,
4 febbraio 2024

LE SONORITÀ PROUSTIANE DI LUCA LONGOBARDI

In un angolo nascosto della Capitale, accanto alle magnifiche Mura Alessandrine, Vittoria Faro ci accoglie nella sua Recherche: uno spazio alternativo abbigliato al soffitto di bianchi tendaggi che formano onde, sotto le quali una soffusa luminosità e molte candele spostano all’improvviso la percezione caotica della città mille miglia lontana. Nella grande sala che ospita le performance salta all’occhio uno stuolo di materassi e cuscini distesi in terra, nelle prime file; più dietro le sedie disposte in ordine; mezzi manichini da ciel piovuti; una sagoma umana in fil di ferro che s’arrampica a un traliccio; e un vecchio pianoforte, che pure ha una parte in questa storia.

04 febbraio 2024

Una Locandiera al maschile


Roma, Teatro Ugo Betti
3 febbraio 2024
 

«IL MIRANDOLINA» DI LUCA GUERINI PORTA I PANTALONI (SBRINDELLATI)


La più famosa opera di Carlo Goldoni, nel corso di circa tre secoli (è del 1753), è stata adattata, riadattata, rinnovata, rivoluzionata, violentata, e forse qualcuno ha avuto anche l’impudenza di maltrattarla. Fu sempre lui, il solito Luchino Visconti, nel 1952 a togliere definitivamente alla Locandiera quella patina di manierismo ottocentesco dove s’era incrostata per duecento anni. Ispiratosi ai colori piatti, senza ombre, di Morandi, con un colpo di spugna cancellò i ridicoli salottini dorati e le pulciose parrucche stoppose, regalando moderna dignità all’antica nobiltà e rendendo marchesi, conti e camerieri uomini egualmente e democraticamente eleganti, privi di ogni finzione ridicola e mossettine inverosimili alle quali era difficile credere. Dopo di lui anche Strehler seguì la stessa direzione mettendo in scena la Trilogia della Villeggiatura.

Da allora non si è mai più tornati indietro. Ogni rappresentazione goldoniana ha sempre mantenuto un’impronta stilistica che affonda le radici nel Novecento. Verso la fine dei pericolosi anni Sessanta alcune sperimentazioni furono fatte anche a danno di Mirandolina, di Don Marzio, di Lunardo e altri protagonisti dell’opera del maggior commediografo italiano.

03 febbraio 2024

«Pupa e Orlando» di Giuseppe Fava

Roma, Teatro Lo Spazio
2 febbraio 2024

OGNI FAVOLA È UN GIOCO, PER L’ESTRO TEATRALE

Il personaggio di Pupa dice: «Morirò come una cosa inutile, ma quando morirò vorrei che ci fosse qualcuno accanto a me». E poi ancora si domanda: «Quanto vale la vita di un uomo?» Giuseppe Fava, autore del testo, era un giornalista, fondatore e direttore de Il Siciliano, giornale antimafia. Fu ucciso quarant’anni fa, il 5 gennaio 1984 a Catania. Cinque proiettili lo colpirono alla nuca. L’omicidio fu immediatamente catalogato come delitto d’onore, perché «a Catania – disse il sindaco – la mafia non c’è». In Pupa e Orlando, spettacolo visto al teatro Lo Spazio di Roma, la mafia non c’è, non si vede, non se ne sente l’eco, eppure le due frasi, pronunciate dalla voce maschile di Pupa, suonano come una campana a morto in ricordo dell’autore che fu un grande giornalista mai dimenticato.

02 febbraio 2024

«Farà giorno», regia di Piero Maccarinelli

Roma, Teatro Parioli
1° febbraio 2024

TRE SIMBOLI DELL’ITALIA CHE SI RIBELLANO ALL’ITALIA

Tre generazioni a confronto, tre simboli dell’Italia che si ribellano all’Italia stessa, alla sua storia, alle sue contraddizioni sociali, alle sue debolezze politiche. C’è molta speranza nel testo di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, qualcosa forse rischiarerà in questo agognato giorno, ma c’è anche tanto rammarico per le occasioni perse, per le idee caparbie dei giovani di ogni epoca che hanno fallito negli intenti. Piero Maccarinelli riporta in scena Farà giorno – che non moltissimi anni fa ebbe un gran successo con Gianrico Tedeschi e Marianella Laszlo (a chiunque farà piacere ricordarli) – con una compagnia di prestigio anche stavolta. Antonello Fassari, il partigiano, Alvia Reale, la terrorista, e Alberto Onofrietti (già presenta nella scorsa edizione) nel ruolo del borgataro romano che s’atteggia a fascistello.

«Bossolo», di Antonio Palumbo

Fasano (Br), Teatro Kennedy
30 gennaio 2024

TOTÒ ONNIS È MADRE CUCINIERA E SUO FIGLIO «CORONATO»

È domenica mattina e Michele ozia a letto, quando la madre dalla cucina lo chiama con insistenza e costanza, la stessa che adopera per rimescolare la salsa del ragù che sta peppiando in pentola. Un gesto tanto monotono quanto ieratico che addensa la calura agostana di succulenti odori: la cucchiarella che accarezza il sugo con la dolcezza di un rammarico rappresenta il tempo e la devozione che una mamma del nostro Sud dedica alla crescita del figlio, alla sua preparazione di uomo. Eppure la mamma di Michele, in cuor suo, sente che qualcosa non sta andando per il verso giusto, che quel figlio dovrebbe correre alla messa, che si dovrebbe fidanzare (che è diverso che innamorarsi) per allontanare le cattive compagnie sempre in agguato, ma poi anche lei s’attarda accanto al ragù e ai suoi pensieri di madre, di moglie e di donna che fu, mentre Michele attende la fine del dolce tempo del ragù per poi perdersi in un mondo che lo traghetterà nelle amarezze della malavita di Bossolo.

01 febbraio 2024

La querelle del Teatro di Roma

Francesco Siciliano, presidente della Fondazione

UNO STIPENDIO È TROPPO, DUE VANNO BENE!

Intanto Onofrio Cutaia e Paola Macchi declinano l’invito del Campidoglio: per ora un uomo solo al comando

L’ultima dichiarazione di Francesco Siciliano, presidente della Fondazione Teatro di Roma, lascia intendere che il clima in Via dei Barbieri si stia rasserenando e che tutte le proteste e le minacce dei giorni scorsi stiano raggiungendo il giusto epilogo: «L’approvazione del bilancio – ha detto – mette fine a una fase difficile e aspra. Grazie all’accordo raggiunto tra i soci della Fondazione e al percorso di modifica dello statuto si arriverà a una nuova governance operativa con la nomina di un direttore generale con uno spiccato profilo manageriale, accanto a quella del direttore artistico». Una nave, quindi, guidata da due ammiragli. Ipotesi che non era nelle previsioni dell’ancora giovanissima Fondazione del Teatro di Roma che, da quando è andata via Giovanna Marinelli, non fa altro che raccogliere brutte figure.

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