12 gennaio 2026

«Orlando» di Benedetta Nicoletti (regia, A. Cianca)

Roma, Teatro Tordinona
11 gennaio 2026

DISCORSO SUL MONOLOGO DEL SIGNOR PINCOPALLINO

Ho visto l’ennesimo monologo e il risultato, piuttosto infelice, mi offre l’opportunità di affrontare un breve discorso che da tempo bussa incessantemente alla porta della ribellione. Ho cercato di soffocarlo più volte questo grido per decenza, per rispetto, per «vediamo questo fino a dove vuole arrivare». Ebbene è giunto il momento di metterlo in chiaro, anche se il mio pensiero conta davvero poco rispetto agli utili vantaggi che un soliloquio contrappone a una commedia a più personaggi. Solitamente in un monologo non accade nulla, o quasi. Si ascolta una storia raccontata e raramente vissuta, in cui l’interpretazione del personaggio non sempre accompagna le emozioni narrate, perché non c’è confronto, perché manca la risposta che incalza e scuote l’animo di chi parla. Se ne accorse Eschilo, qualche anno fa, che i monologhi erano noiosi e trovò un rimedio efficace tanto da sfidare i millenni.

10 gennaio 2026

«Il gabbiano» di Anton Cechov (regia, F. Dini)

«Il gabbiano» di Anton Cechov (regia, F. Dini)

Roma, Teatro Argentina
9 gennaio 2026

PER FAVORE, SIGNORI REGISTI, NON «ALLIDIATEVI»

Sono convinto che una recensione debba cominciare col segnalare le caratteristiche più evidenti di uno spettacolo, quelle che maggiormente ne segnano stile e intenzioni di chi porta in scena un testo rilevante come Il gabbiano. Nelle note di regia Filippi Dini scrive che è la commedia «più contemporanea» di Anton Cechov, ed è vero. Anzi, aggiungerei che, per assurdo, oggi diventa anche la meno cechoviana tra quelle simboliche: si dice spesso, infatti, che nelle atmosfere delle sue ambientazioni, materiali e sentimentali, l’insostenibile peso del nulla determini i drammi, ma nella casa di campagna di Sorin, di fatti, invece, anche eclatanti, ne accadono molti, e infliggono ferite profondissime. Non c’è solo il gabbiano che «cade esamine al suolo, ma con lui precipita il destino» dell’intera umanità. Questa innovativa edizione, non priva di qualche incongruenza, pigia il pedale soprattutto sulla sovranità del trionfo della futilità; del cinguettio dei passeri – per dirla con le parole dell’autore – che volano «sopra un mucchio di letame». Cechov s’illudeva soltanto nel credere che l’uomo potesse diventare migliore «quando gli avremo mostrato com’è» attraverso il riflesso dell’arte «che non tollera la menzogna».

09 gennaio 2026

«Soft white underbelly» di Massimiliano Vado

Soft white underbelly, di Massimiliano Vado.

Roma, Spazio Diamante
8 gennaio 2026

IL LATO OSCURO DEL MONDO A STELLE E STRISCE

Massimiliano Vado, per adeguarsi ai tempi, ha avuto un’ottima idea: invece di portare in scena un solo monologo – poiché in questa stagione abbondano in ogni teatro – ne offre, in un unico spettacolo, «appena» undici. Ma c’è da dire pure che Vado, per non perdere l’occasione di sollevare polemiche, ha avuto anche un’ottima intuizione: mostrarci in questo modo l’altra faccia dell’America trionfante a stelle e strisce, non quella «bianca» e spaccona di Trump e Rubio che minacciano di andare a caccia degli ultimi orsi polari, ma quella più oscura di Skid Row, un quartiere di Los Angeles tristemente noto per la miseria, il degrado, la droga e la criminalità. Soft white underbelly, che non ha nulla a che vedere con il colore bianco, è un’espressione americana, assai in voga tra le ultime generazioni, che vuole indicare il lato nascosto delle cose: letteralmente, portare alla luce (white) dolcemente (soft) la pancia degli animali (underbelly) che solitamente è visibile soltanto dal basso. Tuttavia, Soft white underbelly è anche il nome del canale Youtube di Mark Laita, un attempato fotografo che va in giro a filmare ciò che vede nel quartiere di Skid Row, intervistando prostitute, tossicodipendenti, schizofrenici, balordi gangster, insomma vagabondi disturbati da ogni sorta di infelicità. Les épaves, direbbe Baudelaire, i relitti di una società nascosta che vive ai margini della civiltà. Ed è facile immaginare che in queste inchieste non c’è traccia di soft. Tutt’altro!

08 gennaio 2026

«Il medico dei pazzi» di Eduardo Scarpetta (regia, L. Muscato)

«Il medico dei pazzi», di E. Scarpetta. Regia di L. Muscato. Con Gianfelice Imparato

Roma, Teatro Quirino
7 gennaio 2026

SCIOSCIAMMOCCA RIPASSATO AL VAGLIO DELLA LEGGE BASAGLIA

Ricostruire la distribuzione di un simile adattamento è impresa eroica: la locandina esposta nel foyer del teatro riporta, come al solito in maniera assai superficiale, soltanto un oscuro elenco di nomi, e cercare di associare i visi – e quindi poter individuare l’interprete – a personaggi che perlopiù sono stati modificati dal testo originale diventa un lavoro snervante. E questo non giova alla recensione, che inevitabilmente risente di un peso e di una responsabilità che non spetta al critico. Se i produttori completassero al meglio le loro fatiche anche gli scritturati sarebbero più contenti: ciascuno guadagnerebbe la propria identità e avrebbe gli applausi o i fischi che merita. Affidarsi alla sapienza dei critici non è mai troppo saggio!

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