19 marzo 2024

LA POESIA: «Degrado»

Roma, 17 marzo 2024


Dall’oscurità del viscido sottobosco
sempre sottostante ma non più sottoposto,
benché ancora alquanto sottosviluppato,
nonostante sia da tempo assai indaffarato,
in costante sovrappeso, anche un po’ obeso,
emergendo con l’armi di tanta ignoranza
(moderne asce di guerra senza speranza)
si ersero i nuovi barbari visigoti
visi incolti, visi d’asino appinocchiati, 
con l’anello al naso, visini tatuati,
rivestiti di abiti griffati, alla moda,
coi pantaloni stracciati de’ bisognosi,
rottamazioni di arlecchini avanzati,
pronti ad assalire le fortificazioni
dell’ironia, le vallate del sarcasmo
con le esenzioni dell’inflessibile travet.
Con la molestia di un gemito senza orgasmo
invasero con doppia e tripla giravolta
gli avamposti a difesa della voce colta.
Avevamo archibugi arrugginiti e tardi,
nobili balestre ormai vetuste e maldestre,
alabarde, spiedi e spuntoni un po’ vegliardi,
durlindane e larghi scudi per garantire
immunità agli stemmi del madrigale
che muffiti, stanchi ed ormai senz’avvenire,
in campo aperto si lasciarono colpire.
Sciabole appese e qualche logoro pugnale
già inciso di fregi ora offeso di spregi,
tentarono insieme l’assalto coraggioso
a protezione della terzina dantesca,
ma mandarono avanti foderi sgonfiati;
e nel diretto affronto, poco dignitoso,
endecasillabi nobili e pur fiaccati
caddero come i figli della Gherardesca
uno ad uno e più che il dolor poté nessuno.

© Fausto Nicolini


Foto: © ???



18 marzo 2024

Ricordo di Vito Riviello, poeta della notte

Vito Riviello,
nato a Potenza nel 1933
morto a Roma il 18 giugno 2009

USAVA LE PAROLE PER GIOCARE A SORPRESA

Il personaggio di una commedia che ho assai amato dice: «La morte vista su di sé è naturale, la morte vista sugli amici è diabolica». Verissimo. La scomparsa di un amico crea sempre una violenta lacerazione nel nostro sentimento affettivo che tuttavia, in qualche maniera riusciamo a salvaguardare per una sorta di autodifesa o per il rispetto verso la vita e per il ricordo della persona che non c’è più; ma resta viva l’assenza delle parole dell’amico che all’improvviso ci lasciano sperduti, in una solitudine senza conforto, in uno stato di abbandono definitivo. Se poi l’amico morto è un poeta che vive di parole, che dona senso alla vita nella maniera più nobile, usando la parola come simbolo di amicizia e di vitalità, allora la diabolicità della morte acquista un valore irreparabile. Qualcuno, alla vaga ricerca di una consolazione, potrà dire: le parole di un poeta sono quelle scritte; tutti i poeti ci hanno lasciato parole meravigliose. Sì, è certamente vero, ma chiunque scriva versi sa bene che le parole ancora non dette, quelle ancora da scrivere, ancora da leggere, ancora da ascoltare sono altrettanto necessarie. Per chi crede nella parola deve essere così. E con Vito Riviello questo indispensabile nutrimento si ripeteva a ogni incontro: parole nuove arricchivano parole già dette, e altre fiorivano da pensieri già pensati, fino a far sentire l’acquolina in bocca nell’attesa di una nuova scorpacciata.

17 marzo 2024

«Roma e dintorni», da Belli a Califano, da Trilussa a Remotti

Roma, Off/Off Theatre
16 marzo 2024

MARCHIONI AL SACRO PREDILIGE IL PROFANO

La poesia romanesca conquista il palcoscenico dell’Off/Off che, grazie alla passione e alla maestria di Vinicio Marchioni, si riempie di versi e strofe vernacolari. La serata s’apre con un veloce ripasso scolastico sulla struttura del sonetto: due quartine a cui seguono due terzine, formate da endecasillabi in rima baciata o alternata. Il professor Marchioni rinfresca la memoria alla platea, perché – dice – nel sonetto ce ritrovi l’anima genuina della Città eterna. Poi ricorda pure che questo tipo di poesia è nato molti secoli prima in Sicilia, ma è stato G. G. Belli, nell’Ottocento, a incastonare perle di vizi e di virtù della Roma papalina con oltre duemila componimenti.

16 marzo 2024

«Pensaci, Giacomino!» di Luigi Pirandello

Pippo Pattavina

15 marzo 2024

AGOSTINO TOTI, IL TEATRO INCANTATO DI QUARANT’ANNI FA

Pensaci, Giacomino! è una novella scritta da Pirandello nel 1910 e voltata in commedia sei anni più tardi. Tre atti, con tre differenti scene, che Pippo Pattavina trasferisce sul palco esattamente come sono stati pensati dall’autore oltre un secolo fa, affidando la regia a Guglielmo Ferro. Un’operazione, si direbbe, d’archivio: rivedere in palcoscenico l’allestimento così come fu pensato in origine. Sì, perché Ferro si è limitato soltanto a creare sul palco i camerini degli attori, cosicché, quando essi non prendono parte alla scena, li vediamo seduti, alle spalle di chi recita, ciascuno alla propria toletta, in attesa di rientrare da uno di quegli usci che Pirandello si divertiva a disseminare in abbondanza nelle didascalie delle sue opere.

15 marzo 2024

«La casa nova» di Carlo Goldoni


Roma, Teatro India
14 marzo 2024

UN’ESECUZIONE ESEMPLARE DI UNA DIVERTENTE COMMEDIA EDUCATIVA

Di questi tempi, arrivare al Teatro India non è facile. Roma, sventrata dai cantieri in ogni dove, paralizza il traffico: le deviazioni costringono gli automobilisti a estenuanti gimcane. L’orario d’inizio spettacolo alle ore 20 obbliga coloro che vogliono raggiungere il lungotevere Vittorio Gassman, di fronte al gasometro, ad attraversare la città nel momento cruciale dell’uscita dagli uffici, del lento ritorno a casa: secondo me, sarebbe opportuno rivalutare il vecchio orario delle 21 per aprire il sipario in un clima più sereno – voglio dire, un pubblico meno nevrotico. Tuttavia, La casa nova portata in scena da Piero Maccarinelli è un ottimo incentivo per farsi un bagno nel traffico della Capitale e precipitarsi all’India. Ne vale la pena. È un’opera teatrale divertente, bene allestita e ottimamente recitata. Con un eccellente primo attore.

14 marzo 2024

«Mammoletta» di Federica Tuzi e Serafino Iorli

13 marzo 2024

NON COSÌ SI OMAGGIA UNA MAMMA

Al termine della performance, Serafino Iorli vuole puntualizzare, quasi in punta di piedi, che lo spettacolo è un omaggio a sua mamma. Be’, anche senza la precisazione, in verità, s’era capito. E s’è capito anche che questa prerogativa è tanto il pregio morale quanto il difetto estetico del testo. Iorli ha aggiunto anche d’essere sicuro di aver fatto vibrare in ciascuno di noi, seduti in platea, le corde della memoria, quelle che ci tengono in contatto con «i nostri cari che non ci sono più». Mi spiace contraddirlo, ma se è vero che l’idea nasce da un desiderio intimo che riguarda sua madre, tale è rimasto anche per noi. Lo spettacolo è sua madre. È lei il personaggio principale, il grande assente che muove le fila del racconto e soprattutto dei sentimenti.

13 marzo 2024

«Ciarlatani» di Pablo Remón


Roma, Teatro Argentina
12 marzo 2024

NINA, IL MIRACOLO DEI CIARLATANI

Il teatro non finisce mai di regalare emozioni con le sue favole, i suoi miracoli. Nell’era in cui la tecnologica comincia a perseguitarci (personalmente a infastidirmi), in palcoscenico può ancora accadere qualcosa di umanamente meraviglioso e con le stesse dinamiche di come è sempre accaduta, anche mille e più anni fa. Al calar delle luci in sala, Silvio Orlando raggiunge la ribalta per annunciare quel che potrebbe sembrare una notizia ferale per qualunque capocomico: «Questa sera la nostra attrice Blu Yoshimi non può recitare. La sostituirà la signorina Nina Pons: e se la vedrete con il copione in mano, sappiate che quel copione, Nina, l’ha letto ieri per la prima volta». Le parole di Orlando non sono state esattamente le stesse che ho riportato tra virgolette, ma il senso che ho cercato di restituire mi pare onesto.

12 marzo 2024

L’esilarante arte del divenire

Arlecchino e Eleonora Duse

L’AUDACIA DI ROMEO, L’ASTUZIA DI GIULIETTA

Una carrellata di aneddoti teatrali antichi e moderni: letti, ascoltati, vissuti

 

Prologo

Quando, un paio di secoli fa, la Commedia dell’arte trionfava ancora su tutti i palcoscenici di un’Europa che aveva ancora molto spiccato il senso del divertimento, avvenne, durante una rappresentazione, che l’Arlecchino, dopo aver preso un diluvio di legnate, cadde perdendo i sensi. Il pubblico non si accorse di nulla e nemmeno ci fece caso colui che mosse il bastone, fuggito subito in quinta per esigenze di copione. Sul fondo della scena, quindi, apparve, preoccupata per il frastuono, Colombina, la quale vedendo il compagno immobile, disteso faccia a terra, cominciò da personaggio a gemere, ma da attrice corse a rianimarlo. Si gettò sul corpo di Arlecchino. Lo scosse. Fece il gesto di strapparsi i capelli, ma il buon servitore proprio non dava segni di vita. Allora, prima di gridare aiuto e interrompere la commedia, come ultimo tentativo, pigiò con energica pressione e con entrambe le mani sul dorso del collega: una, due, tre volte. Si chinò per soffiare sul viso riverso dell’attore, ancora con la maschera sul volto, ma venne richiamata da un diverso soffio, piuttosto rumoroso, che sortì da altro pertugio del corpo di Arlecchino. Colombina finalmente sospirò rinfrancata: «Cielo, ti ringrazio, respira ancora».

11 marzo 2024

La notte degli Oscar 2024

SETTE STATUETTE PER «OPPENHEIMER» DEDICATE ALLA PACE NEL MONDO

Vincono anche le pellicole straniere di Glazer (due premi) e di Justine Triet per la sceneggiatura

Alle 3.20 del mattino (ora italiana) Oppenheimer porta a casa la settima statuetta. La più importante. Ma già da più di un’ora la scelta del vincitore era ormai chiara. Dopo un iniziale exploit a vantaggio del film di Yorgos Lanthimos che ha conquistato di seguito le premiazioni del trucco, della scenografia e dei costumi, Povere creature! ha dovuto cedere il passo alla sontuosa opera di Chris Nolan sulla bomba atomica. E, com’era prevedibile, bomba è stata: film, regia, attori (protagonista e non protagonista), fotografia, montaggio e colonna sonora. Sette squilli su tredici nomination. In dirittura d’arrivo Emma Stone, pur senza voce, è riuscita ad afferrare la quarta statuetta per il personaggio di Bella, donna bambina della favola del regista greco. Secondo Oscar personale, dopo La La Land del 2017. 

10 marzo 2024

«Spettri», di Henrik Ibsen

 «I maestri non muoiono mai». Mercoledì 6 marzo 2024 Rimas Tuminas ci ha lasciati: lo vengo a sapere soltanto oggi leggendo un post su Facebook di Gianluca Merolli. Dal 2022 Tuminas aveva scelto di vivere in Italia, per sfuggire alle minacce che aveva ricevuto in Russia, dove nel 1990 aveva fondato il Piccolo Teatro di Vilnius e successivamente aveva preso la direzione del Teatro Vakhtangov di Mosca. Tempo fa gli fu diagnosticato un tumore ai polmoni, ma non ha rinunciato a intraprendere l’allestimento di una nuova versione del Giardino dei ciliegi di Cechov con una compagnia cinese. Nel 2022 portò in scena gli Spettri di Ibsen di cui ripropongo la recensione. Aveva 72 anni.

Roma, Teatro Quirino
15 dicembre 2022

I FANTASMI DI TUMINAS RIEVOCANO I RICORDI DEL BEL TEATRO CHE FU

Quando, al finale, il sipario comincia a chiudersi, in sala scoppia l’applauso. Al riaprirsi della tela, con gli attori in proscenio a riscuotere il caloroso e giusto entusiasmo del pubblico del Quirino, a gran voce, qualcuno grida: «Viva il teatro». Non si è trattato soltanto di uno slancio di partecipazione emotiva, di un clamoroso tripudio, piuttosto è sembrato l’urlo disperato di uno spettro seduto in platea assetato di un teatro che in Italia non si ascolta e non si vede più da troppo tempo. Quel teatro scritto dalla penna di un grande autore, letto dall’acume di un esperto regista e interpretato da ottimi attori. Per carità, siamo distanti dai mitici allestimenti degli anni d’oro a cui anche la signora Andrea Jonasson partecipò, ma lo spettacolo riproposto da Rimas Tuminas diventa, nel triste panorama di sterili monologhi in cui ciascuno è scrittore di stesso, un evento commovente: un approfondito lavoro di gruppo intorno ad un testo che è un caposaldo della letteratura teatrale. Così gli Spettri rievocano i fantasmi del bel teatro che fu.

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