19 marzo 2024

LA POESIA: «Degrado»

Roma, 17 marzo 2024


Dall’oscurità del viscido sottobosco
sempre sottostante ma non più sottoposto,
benché ancora alquanto sottosviluppato,
nonostante sia da tempo assai indaffarato,
in costante sovrappeso, anche un po’ obeso,
emergendo con l’armi di tanta ignoranza
(moderne asce di guerra senza speranza)
si ersero i nuovi barbari visigoti
visi incolti, visi d’asino appinocchiati, 
con l’anello al naso, visini tatuati,
rivestiti di abiti griffati, alla moda,
coi pantaloni stracciati de’ bisognosi,
rottamazioni di arlecchini avanzati,
pronti ad assalire le fortificazioni
dell’ironia, le vallate del sarcasmo
con le esenzioni dell’inflessibile travet.
Con la molestia di un gemito senza orgasmo
invasero con doppia e tripla giravolta
gli avamposti a difesa della voce colta.
Avevamo archibugi arrugginiti e tardi,
nobili balestre ormai vetuste e maldestre,
alabarde, spiedi e spuntoni un po’ vegliardi,
durlindane e larghi scudi per garantire
immunità agli stemmi del madrigale
che muffiti, stanchi ed ormai senz’avvenire,
in campo aperto si lasciarono colpire.
Sciabole appese e qualche logoro pugnale
già inciso di fregi ora offeso di spregi,
tentarono insieme l’assalto coraggioso
a protezione della terzina dantesca,
ma mandarono avanti foderi sgonfiati;
e nel diretto affronto, poco dignitoso,
endecasillabi nobili e pur fiaccati
caddero come i figli della Gherardesca
uno ad uno e più che il dolor poté nessuno.

© Fausto Nicolini


Foto: © ???



Pour vous