10 marzo 2024

«Ennio», film documentario di Giuseppe Tornatore

Roma, Cinema Lux
10 novembre 2022

C’ERA UNA VOLTA… MORRICONE

«Servono solo due o tre note per comporre una colonna sonora»

L’evento è davvero straordinario. La sala è piena, non c’è un posto libero. Anzi qualcuno è seduto su piccole sedie aggiunte.
«Non si potrebbe», è la voce che fino a poco prima dell’ingresso in sala si sentiva dire al botteghino.
«La legge lo vieta, ma l’evento è straordinario e con un solo giorno di proiezione non si può rimandare la gente a casa», sussurra un signore fiaccato dal tormento della responsabilità.
L’evento è straordinario: «Soltanto oggi e in poche sale in tutta Italia», si puntualizza all’ingresso.
«La società che distribuisce il film poteva concedere qualche giorno in più», lamenta un altro spettatore.
«L’evento è straordinario perché per vedere le cose belle ce le fanno sudare, ci obbligano a rincorrerle e poi si rischia pure di tornare a casa a bocca asciutta», sintetizza il più anziano.

Tutti hanno ragione, ma nessuno sa il vero motivo per cui l’evento è davvero straordinario. E ha fatto benissimo il direttore del cinema a prendersi la responsabilità di aggiungere qualche posto a sedere, all’ultimo minuto, per non rovinare la festa a Ennio Morricone che la sera del 10 novembre, in occasione dello straordinario evento, avrebbe soffiato su 94 candeline, e magari con la tromba, il primo amore.

09 marzo 2024

«Finché morte non ci separi?», di Giuseppe Oppedisano

Cristina Barbagallo e Arianna Toso

Roma, Teatro Tordinona
8 marzo 2024

LA VIOLENZA ALLE DONNE IN SETTE CAPITOLI, MA SENZA SPIRITO CRITICO

Peccato, cara Elisabetta! Lettera a una giovane spettatrice

Peccato che un argomento così delicato e importante sia stato proposto in maniera tanto didascalica. Peccato che un tema così attuale sia stato affrontato seguendo il cliché della vittima e lo stereotipo del carnefice. Peccato che sia stato scritto come l’elenco dell’indice di un reportage giornalistico sulla violenza alle donne. Peccato che ci si sia soffermati sulla crudeltà della sterile cronaca senza mai tentare d’indagare sui motivi che determinano queste assurde atrocità. Peccato che entrando in platea e guardando il palcoscenico ancora vuoto, con le sedute (sedie, sgabelli, poltrona), tutte rivolte verso il pubblico, si ha l’impressione di dover assistere a una conferenza e non a uno spettacolo teatrale. E peccato che la conferenza sia poi proseguita con numeri e percentuali, con statistiche e conteggi che di teatrale non hanno assolutamente nulla. Peccato, sì!

08 marzo 2024

«Anatomia di una caduta», film di Justine Triet


Festa del Cinema di Roma
Parco della Musica
Teatro Studio G. Borgna
22 ottobre 2023

SOTTO PROCESSO UNA SOCIETÀ OSSESSIONATA DAI LUOGHI COMUNI

Davvero un bel film, intrigante e intelligente, che mette sotto processo la mentalità di una società corrotta dal conformismo. Un thriller giudiziale accattivante e arguto che giustamente ha vinto la Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes. I fatti: Sandra, scrittrice, insieme con il marito Samuel, scrittore e insegnante, e il figlio undicenne Daniel, da sette anni ipovedente (cioè, non completamente cieco) a causa di un incidente, vive in una isolata baita di montagna non lontano da Grenoble. Daniel, rientrando da una passeggiata col cane, scopre il cadavere del padre disteso in terra davanti alla porta d’ingresso. Le apparenze indicano chiaramente che sia caduto dall’alto: sì, ma come e perché? Tre sono le ipotesi: incidente, suicidio, omicidio. Al momento del ritrovamento in casa c’era solo Sandra, che – come asserisce ella stessa – dormiva e non ha sentito alcun rumore. Le tracce individuate sulla neve sono evidenti, ma nascondono la verità. Ovvio che Sandra è l’unica sospettata: comincia, quindi, un processo, attraverso il quale l’autrice del film, Justine Triet (che ha scritto la sceneggiatura con Arthur Harari), seziona da varie angolazioni l’intimità della vita della coppia. In tribunale l’accusa (condotta da un ottimo Antoine Reinartz, insopportabile come la spina di un cactus conficcata nella pianta del piede) esplora ogni particolare, spoglia davanti alla corte i caratteri di marito e moglie, vivisezionando tutte le intromissioni esterne, scandaglia il passato, ipotizza un futuro, coinvolge attivamente il ragazzo (unico testimone delle vicende domestiche). Entrambi sono scrittori: allora si studiano i libri che hanno pubblicato per cercare di rintracciare un indizio che conduca alla verità che, invece, pare, se ne sta sempre in disparte a osservare un ossessivo procedimento giudiziario, dal suo punto di vista, ridicolo. Al termine, infatti, ci sarà una sentenza, ma i fatti resteranno senza conclusione.

07 marzo 2024

«La lezione» di Eugène Ionesco


Roma, Teatro Basilica
6 marzo 2024

L’INELUTTABILE DRAMMA DEL LINGUAGGIO OGGI È MENO COMICO DI IERI

Mai come in questo periodo di profonda incomunicabilità La lezione di Ionesco si veste dei panni grotteschi di una tragedia di un uomo piccolo piccolo, deriso dalla sua stessa incapacità di spiegare a un’allieva una semplice sottrazione: 4-3. Il «dramma comico in prosa», come lo definisce l’autore, è del 1951, sei anni dopo la caduta del nazismo, un periodo intellettualmente molto fervido (Visconti girava Bellissima, la Yourcenar pubblicava le Memorie di Adriano) grazie a una maggior serenità dei rapporti tra i popoli, e a un forte desiderio di fratellanza e di scambio di informazioni, attraverso messaggi densi di rivelazioni. Ionesco si guarda alle spalle – a quel che è stato fino a prima della guerra – e osservando, col senno di poi, quelle atrocità ne ricava, appunto, un dramma comico, quasi spensierato, ma frutto di una sofferenza trascorsa: l’incapacità di comprendersi. Ecco che, al finale, la soluzione logica, di un dramma che logica non ha mai avuto, è mettersi al braccio una fascia rossa con la croce uncinata. Così, l’assassinio della ragazza «diventa una faccenda politica», dice la governante.

06 marzo 2024

«The holdovers» di Alexander Payne


Roma, cinema Adriano
5 marzo 2024

PAUL GIAMATTI SOSTIENE «I RESIDUI» DELLA RETORICA

Qualche fine scienziato della distribuzione italiana di The holdovers ha avuto la bella pensata di aggiungere, al titolo originale, una postilla: Lezioni di vita. Non essendo la traduzione letterale del nome con cui è stato battezzato il film, e avendo – questa geniale pensata – un significato abbastanza fuorviante dall’argomento principe, mi chiedo se davvero si sentisse la necessità di rendere banale un titolo, forse per noi criptico, ma molto più significativo. Sono ormai anni che in Italia le pellicole americane spesso mantengono l’autenticità della loro egida in cartellone, a volte anche poco comprensibile (come in questo caso), ma offrire al pubblico una spiegazione distorta, che lambisce la retorica più melensa come richiamo per le allodole, non è né corretto e nemmeno furbesco. Non sono lezioni di vita che i protagonisti si scambiano, ma è la tragedia del confronto generazionale ad essere il fulcro di una conoscenza coatta, nata sotto cattiva stella, che però finisce per creare un affetto sincero, determinato da un rapporto di sottile cameratismo tra due sfigati di epoche diverse.

05 marzo 2024

«Povere creature!» di Yorgos Lanthimos


Roma, Cinema Moderno
3 marzo 2024

IL MONDO DI BELLA È IL CINEMA DELLE MERAVIGLIE

Film straordinario per la sua semplice complessità. L’ossimoro cinematografico è di Yorgos Lanthimos che firma per il grande schermo una raffinata opera «letteraria» di ottima fattura, nella quale affronta talmente tante tematiche che per comprenderle tutte e rivelarne la profondità si abbandona al puro surrealismo. Non c’è mai una inquadratura realistica: ogni cosa è deformata dall’abuso delle ottiche grandangolari. Tutto è ampliato, curvato, dilatato come in una visione onirica e irrazionale. Ma quanta verità si può leggere in questa fiaba, ispirata all’omonimo romanzo dello scozzese Alasdair Gray.

04 marzo 2024

«Le Molière imaginaire» di Olivier Py

Laurent Lafitte è Molière

Nizza, cinema Rialto
23 febbraio 2024

«NON È LA MIA MALATTIA AD ESSERE IMMAGINARIA, MA IL MIO IMMAGINARIO AD ESSERE MALATO»

È un film appena sfornato, del 2024. In Italia ancora non è uscito nelle sale (e chissà se…), ma vale la pena ricordarlo soprattutto per il nome che porta nel titolo: un colosso del teatro mondiale dalla vita disordinata che assomiglia a un’avventura epica, un’esistenza vissuta nella consapevolezza della finzione teatrale e della reale immaginazione. Sono queste, in effetti, le radici che hanno generato Le Molière imaginaire di Olivier Py. Una rappresentazione su palcoscenico della vita privata di Jean-Baptiste Poquelin (1622–1673).

03 marzo 2024

«American fiction» di Cord Jefferson

Erika Alexander e Jeffrey Wright
Amazon Prime
2 marzo 2024

IL LIBERO PENSIERO DEL PROFESSOR «MONK», ANTICONFOMISTA RIBELLE

Nel 1944 Thelonious Monk scrisse un brano musicale dal titolo diventato poi leggendario: Round midnight. Considerato sin da subito un pezzo di difficile esecuzione, ancora oggi resta il vessillo di un genere jazz considerato innovativo. Cootie Williams, che collaborò in parte alla creazione, disse che gli inconsueti e bizzarri giri armonici che la musica conteneva erano il miglior frutto del «pessimo» carattere di Thelonious, uomo per certi versi stravagante, a volte scontroso, quasi sempre rintanato nel silenzio, ma pronto a proporre l’idea più originale. E originale e diverso da tutti gli altri, all’epoca, era Round midnight, brano che trovò una casa discografica soltanto tre anni dopo il suo battesimo in pubblico.

02 marzo 2024

«La parrucchiera dell’imperatrice» di Franca De Angelis

1° marzo 2024

LA PRINCIPESSA SISSI: IL MISERO POTERE DI UNA DONNA CORONATA

Per raccontare gli ultimi istanti di vita dell’imperatrice Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, Franca De Angelis dà voce a Fanny, la sua acconciatrice, parrucchiera, dama, e, perché no, anche confidente. È il 10 settembre 1898, Sua Maestà si trova a Ginevra, e all’improvviso si accascia a terra. Fanny, che le stava accanto, lancia un urlo. È il grido che apre il monologo, firmato per la scena da Christian Angeli e interpretato da Patrizia Bernardini.

01 marzo 2024

«Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello», di Michele Sinisi

29 febbraio 2024

A TEATRO CI VUOLE L’AUTORE!

Pirandello ci avvertì per tempo: «Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!», lo scrisse proprio nel dramma dei Sei personaggi spiegando bene il concetto: «Come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro». Michele Sinisi certamente avrà dentro di sé un suo mondo e, per raccontarcelo, userà parole nelle quali metterà il senso e il valore delle cose come sono nel suo mondo; mentre io, inevitabilmente, le assumerò col senso e col valore che hanno per me. Solo così potrei spiegarmi il motivo per cui durante la sua sperimentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello (laddove il nome di cotanto autore fa parte del titolo dell’operazione) non ci siamo intesi. Peccato, però, perché le parole di Pirandello, qualche anno fa, io le avevo comprese. Oggi, purtroppo, attraverso il senso che ne vuol dare Sinisi, no, non le ho capite più: e non so se sia colpa dell’età!

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