21 marzo 2024

«De Gasperi: l’Europa brucia» di Angela Dematté


20 marzo 2024

PIEROBON INCANTA NEL RUOLO DEL PRIMO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Uno dei primi moniti che Angela Demattè fa dire al suo De Gasperi riguarda il nostro dizionario postbellico che poté arricchirsi di sostanziose parole dall’elevato significato comunitario: Democrazia, Libertà, Economia, Cristianità. Vocaboli che esprimevano quei valori essenziali sui quali il Ricostruttore d’Italia fondò la sua politica nazionale e, con uno sguardo al futuro, anche europea. È infatti bastato sostituire alla Cristianità una più laica Fratellanza per dar vita al suo sogno di Europa unita. Che, tuttavia, nella pratica, non è proprio come l’aveva pensata, ma questo è un discorso più complesso che non è il caso, qui, di sviscerare. Riassumere in poche righe il decennio dell’Italia degasperiana, rappresentata con fulgida chiarezza sulla scena del Teatro Vascello (fino al 24 marzo) da una eccellente compagnia, guidata dallo straordinario Paolo Pierobon, e diretta da Carmelo Rifici, è impresa eroica, valida per un volume di storia contemporanea.

Si comincia dalla costituzione del partito della Democrazia Cristiana nel 1943, per arrivare alla Costituente del ‘46, al Trattato di Parigi (1947), fino al Piano Marshall e al conseguente Patto Atlantico (1949). De Gasperi: l’Europa brucia è un quadro storico, con imprescindibili riferimenti all’attualità, della nostra cultura politica; da quando, sconfitti da una guerra che indirettamente avevamo provocato (De Gasperi si sente colpevole, come italiano, di aver divulgato all’Europa l’esempio dittatoriale), egli riuscì a riportare dignità a una nazione corrotta dal fascismo, chiedendo scusa al mondo intero. Nelle parole del primo Presidente del Consiglio sono condensati i principi educativi («quelli della mia montagna», dice) religiosi, sociali e politici che favorirono la rinascita nazionale. A momenti di più intime riflessioni che fanno da preparazione per gli incontri istituzionali, il De Gasperi della Demattè inserisce brani estrapolati dai discorsi pubblici dello statista trentino, dai quali si evince un grado di preparazione filosofica, storica e sociale che, il paragone con l’ultimo nostro trentennio politico, ci dovrebbe far tremare i polsi.

Accanto a De Gasperi, oltre alla figura della figlia Maria Romana (Livia Rossi), che in quegli anni gli faceva da segretaria, si alternano alcune figure fondamentali per descrivere il clima politico e i fatti (oggi) storici. Primo fra tutti c’è Palmiro Togliatti (Emiliano Masala), portatore di una bandiera rossa, poco disposto al perdono, ma rivale sincero della maggioranza, quando ancora non s’era piegato al vento dell’Est. Resiste fiero, in un confronto assai serrato, quale valido oppositore delle teorie democristiane: «L’uomo deve avere il coraggio di non aver paura di essere uguale agli altri», dice in un impeto di orgoglio di comunista indipendente, salvo poi capitolare sotto gli ordini del Cremlino. Sono questi i presupposti che spingono De Gasperi a volare oltreoceano per cercare la collaborazione di coloro che ci avevano liberato dalle dittature. L’incontro avrebbe dovuto far fiorire pace e ricchezza, ma ben presto la contropartita si rivela interessata, e a caro prezzo. Ed ecco che l’ambasciatore americano in Italia, James Clement Dunn (Giovanni Crippa), portavoce della Casa Bianca, pone alcune barriere che sembrano quasi suonare come minacce e già presagiscono un altro tipo di dittatura, quella economica, alla quale De Gasperi sa di dover cedere. Di lì a poco si farà anche il nome di Enrico Mattei, che, per l’America, è uno che ha le idee troppo a sinistra; non per De Gasperi, però, che cercherà di proteggerlo fino alla sua morte nel 1954.

Nella essenziale ed elegante scena di Daniele Spanò, che da un lato riveste di seta bianca gli ambienti frequentati dall’onorevole, mentre dall’altra stende un rettangolo di sabbia colorata per il gioco delle bocce, un quinto personaggio (Francesco Maruccia) che sta sempre in scena, voltato di spalle perché accompagna musicalmente i dialoghi al pianoforte, ma che ascolta tutto quel che accade, all’improvviso, con la scusa di concludere, con l’onorevole in visita a Matera, una sfida a bocce (già cominciata metaforicamente con Togliatti) prende la parola e, utilizzando il linguaggio ignorante – ma genuino – del popolo ingannato, rivendica il benessere emotivo del passato, l’impreparazione al progresso, le contrarietà che lo sviluppo economico ha provocato nella povera gente che conosce la storia antica per sentito dire (non certo perché l’ha studiata), che ignora i principi democratici, e che dell’economia ha un’unica certezza: la capra che dà il latte. Nello sguardo di De Gasperi si paventa la consapevolezza di un disastro al quale si sta ancora cercando (forse!) di rimediare.

I riferimenti al mondo attuale paradossalmente ci fanno sorridere: la necessità degli americani di scattare fotografie, per esempio, di mostrarle per promuovere i loro piani è lo specchio dei nostri tempi. La bandiera rossa del popolo di Togliatti che sventola seguendo la direzione del vento, esattamente come quella bianca degli ideali di De Gasperi, fa da contrasto alla fissità del drappo a stelle e strisce che invece resiste al tempo e alle burrasche politiche.

Nitida, semplice ma efficace la regia di Rifici; raffinata nella colorazione che ci allontana dal realismo, per dare spazio e far dar cornice alla superba prestazione di Paolo Pierobon che nella postura e nella gestualità ricorda, non solo De Gasperi, ma più d’un uomo politico dell’epoca democristiana. (fn)
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De Gasperi: l’Europa brucia di Angela Dematté. Con Paolo Pierobon, Giovanni Crippa, Emiliano Masala, Livia Rossi, Francesco Maruccia. Scene, Daniele Spanò. Costumi, Margherita Baldoni. Luci, Gianni Staropoli. Musiche, Federica Furlani. Regia Carmelo Rifici.
Produzione: Teatro Stabile di Bolzano, Lac Lugano Arte e Cultura, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento

Foto: Paolo Pierobon e Giovanni Crippa © Tommaso Le Pera

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