30 aprile 2024

«Ennio Morricone. La leggenda», di Adelmo Togliani

Roma, Teatro Sala Umberto
29 aprile 2024

OVAZIONE PER L’OMAGGIO AL MAESTRO

Per rendere giustizia all’operazione organizzata e promossa da Ciao Lab Aps, e realizzata con il contributo di Roma Capitale e di Zètema Progetto Cultura, devo fare un passo indietro per riguardare e riascoltare l’omaggio, che l’Orchestra Nova Amadeus ha tributato a Ennio Morricone, con occhi e orecchie del signore che mi sedeva a fianco. L’evento si è tenuto alla Sala Umberto, serata unica a ingresso libero, fino a esaurimento posti, e ha avuto un enorme successo di pubblico. Posti davvero esauriti, compresa la galleria. L’ovazione finale e la richiesta del bis hanno emesso verdetto certamente positivo. Tuttavia, se non avessi ben inteso i commenti di qualche spettatore, poco abituato a frequentare le platee di cinema e teatro, non avrei mai compreso fino in fondo il senso di questa serata che definirei promozionale se non addirittura educativa.

Uno dei miei motti preferiti è «il teatro va aiutato», e quando mi accorgo che lo sforzo degli organizzatori è quello di portare a teatro gente che non c’è mai stata, metto da parte il senso critico e plaudo comunque all’operazione. Sì, è stato difficile dover sopportare tanti cellulari, tutti insieme, che fotografavano, filmavano, registravano, riproducevano senza alcuna remora né timore. È stata un’esperienza inaspettata dover constatare che a fronte di qualche flebile protesta gli avventori rispondevano con l’ingenuità dei novizi: «perché, do fastidio?», oppure «perché, non si può?». Qualcuno rasentava la tenerezza di Totò e Peppino quando arrivano a Milano travestiti da siberiani.

Il signore che mi sedeva accanto, e che prima che lo spettacolo cominciasse continuava a telefonare a una certa Enza – con la zeta dolce – per dire, col vocione da stadio, che lui era già lì e le aveva preso il posto: «Tanto, quanno entri, me vedi, mica è tanto grande qui. Io me trovo al centro, un po’ sulla destra. Sì, ma poco però!»; il signore che mi sedeva a fianco, dicevo, che dalle tipiche sfumature ricordava certi personaggi popolari interpretati da Sordi o da Verdone, al termine di ogni esecuzione, trionfava di emozione: «Senti che musica sona questo». E la sincerità del suo tono incredulo aveva un valore inestimabile. Comprendere che il suono dell’orchestra, di ogni singolo strumento, contribuiva in quell’istante all’educazione sentimentale di uno sconosciuto che fino a un attimo prima ignorava cosa fosse un teatro o chi fosse Ennio Morricone, e cosa raccontassero quelle musiche, è stata, non lo nascondo, un turbamento anche per me.

Probabilmente l’amico di Enza – con la zeta dolce – non avrà fatto caso che l’omaggio a Morricone, la leggenda, è cominciato con una musica che non è di Morricone: ma lui che ne sa di Amapola; d’altronde il maestro l’ha usata come colonna sonora dell’amore tra Noodle e Deborah e nell’immaginario di tanti cinefili, oggi, le note di Lacalle rappresentano la melodia romantica di C’era una volta in America. Meno romantico appare l’incontro di Gustavo (Adelmo Togliani) con una bellissima bruna (Clizia Fornasier), i quali si danno appuntamento «al buio» in un bar, per conoscersi e per tentare la fortuna del grande amore. Per loro i social furono galeotti e, colpo di scena, sia lui che lei hanno la passione per il cinema reso celebre dai commenti musicali di Ennio Morricone. A lei piace soprattutto Mission perché da ragazza era innamorata di Jeremy Irons, e Mica Rosciani, elegante direttore in abito bianco e bacchetta, dà il via al famoso Gabriel’s Oboe. Poi lei ammiccando chiede: «E tu come mi vedi?» E lui pronto: «Come Nina». È il segnale per attaccare la samba che accompagnava la «scandalosa» Florinda Bolkan in Metti, una sera a cena, brano che necessita del contributo del soprano Anastasija Demchenko.

L’audace approccio del sapiente Gustavo – alias Adelmo, autore dei testi e che tante notizie ha ricavato sia da Tornatore (e non solo dal documentario) che dal testo di Alessandro De Rosa – a un certo punto subisce un arresto: qualcuno è venuto a reclamare la bella bruna, pare che abbia anche delle pretese, e sulle note dell’Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto il corteggiatore esce di scena per mettere le cose in chiaro con lo sconosciuto, ma torna dopo poco con un occhio nero. È il preludio a una carrellata musicale di genere western in cui si susseguono i pezzi più famosi, da Giù la testa a C’era una volta il west, a Il buono, il brutto, il cattivo e altri.

Gli aneddoti su Morricone affascinano gli spettatori, ma sono le sue musiche a mandarli in estasi. Gli appalusi si avvicendano, i commenti increduli pure. I cellulari non smettono di filmare, e un paio di volte, durante le esecuzioni dei brani, a qualcuno è scappato anche l’audio della registrazione appena fatta, quella della musica precedente. Così è parso, per un attimo, di ascoltare due film in contemporanea. Pazienza, anche questa un’emozione! Per fortuna, il signore che mi sedeva accanto è stato uno dei primi a lasciarsi conquistare completamente dalla musica e a dimenticare il cellulare dormiente sulle gambe. Ma, come insegna Clint Eastwood, non bisogna mai allontanare il dito dal grilletto, così anche il mio vicino manteneva la mano sull’apparecchio pronto a colpire. Enza permettendo. (fn)
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Ennio Morricone. La leggenda, un omaggio al Maestro dell’Orchestra Nova Amadeus diretta da Mica Rosciani, voce soprano Anastasija Demchenko, voci recitanti Clizia Fornasier e Adelmo Togliani (anche autore dei testi)

Foto: da sin, Adelmo Togliani, Clizia Fornasier, il soprano Anastasija Demchenko, e il maestro Mica Rosciani (© ???)

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