22 aprile 2026

«Pignasecca e Pignaverde» di E. Valentinetti (regia, T. Solenghi)

«Pignasecca e Pignaverde» di E. Valentinetti (regia, T. Solenghi)

Roma, Teatro Quirino
21 aprile 2026

PROSEGUE L’OMAGGIO A GILBERTO GOVI

Per il secondo appuntamento con l’omaggio a Gilberto Govi, Tullio Solenghi sceglie un altro classico del repertorio del grande attore genovese: Pignasecca e Pignaverde: e, come il primo testo portato in scena, anche questo gira intorno ai «maneggi per maritare una figlia». Ma il Pastorino di Emerico Valentinetti, a differenza dello Steva di Bacigalupo, è un tignoso Arpagone alla genovese, dai tratti caratteristici della Commedia dell’arte: d’altronde Govi è diventato, nella memoria dei cultori, una maschera indelebile, esattamente come quelle classiche, al punto da indurre l’attore Solenghi a truccarsi ad arte per riprendere la fisionomia del maestro con quella faccia un po’ così.

Il testo è assai divertente, costruito sui canoni tipici dell’esaltazione dei vizi umani. Soltanto portandoli all’estremo, tramite gli antichi schemi infallibili della comicità che sfiora il paradosso, l’effetto del ribaltamento poi giunge più evidente e spassoso. Il pubblico apprezza molto la semplicità della situazione comica e segue la trama con attenzione, e ride di gusto senza negare applausi a scena aperta. Solenghi imita Govi in maniera quasi perfetta: d’altronde è una simbiosi ricercata, dichiarata e rispettata. E a dire che è bravo mi par d’essere banale.

È tuttavia curioso – e fa piacere – ritrovare nelle parole di Valentinetti, che ha scritto il testo nel 1957, una frase rivolta al teatro italiano dell’epoca. Il personaggio straniero, Manuel Aguirre, che spianerà la complicata situazione che s’era venuta a creare, è argentino, parla spagnolo, ma dice che grazie al teatro italiano che ha potuto vedere nel suo paese, ha imparato un pochino la nostra lingua. Anche questo è un omaggio, seppur nascosto, a Giorgio De Lullo e a Romolo Valli, i quali proprio nell’estate 1957 portarono in Sudamerica (Argentina, Uruguay e Brasile) alcuni lavori con quella che stava per diventare la Compagnia dei giovani. Così come è da segnalare il riferimento al titolo della commedia: Pignasecca e Pignaverde sono due personaggi avari messi in rima in un poemetto di Martin Piaggio, poeta genovese nato nella seconda metà del Settecento. Segno che sotto la Lanterna l’avarizia già era un segno distintivo. Per fortuna che Solenghi ci scherza anche a sipario ormai chiuso.

La messa in scena non prevede innovazioni rispetto al lavoro precedente. Anche qui in locandina (evviva, c’era una meravigliosa locandina nel foyer del Quirino, completa di personaggi e interpreti, proprio come una volta), è segnato il nome teatralmente «aristocratico» di Davide Livermore, come autore del progetto scenografico, senonché il decantato progetto rispecchia pari pari quello dell’allestimento originale degli anni Cinquanta, ma d’altronde nelle intenzioni dell’ideatore c’è proprio la ricerca del caro vecchio teatro; per il quale però mi piace spendere una riflessione. L’operazione encomiabile di Solenghi, su cui pesa l’assenza di una valida spalla (come lo è stata due anni fa Elisabetta Pozzi), riprende in tutto e per tutto l’edizione di Govi. Soltanto il finale con l’ingresso della televisione che trasmette il Festival di Sanremo del 1958 è un’aggiunta per chiudere il lieto fine sulle note del successo di Modugno, Nel blu dipinto di blu.

Ebbene, se il trucco del protagonista pur se esagerato è il ritratto dell’omaggiato e va rispettato; se la scena vetusta è il quadro che contiene l’azione di un grande maestro, e giustamente rientra nell’idea del progetto; se tutto resta fedele a quel che fu, tranne il tempo in cui viene riprodotto (tempo determinato dal cambiamento del gusto teatrale, quello che s’avverte giù in platea), perché non cercare di rinverdire almeno i movimenti degli attori in scena, di distoglierli da quelle posizioni stantie (frontali al pubblico, seduti sul divanetto uno accanto all’altro); a volte basta poco per sveltire un’azione, per coordinare meglio l’equilibrio scenico, e non far pesare la zattera sempre al centro o verso il proscenio. Ben cosciente che in una simile operazione non sono ammessi stravolgimenti, un soffio di leggerezza visiva, avrebbe tolto quella patina di uggia che una regia più attenta avrebbe certamente ripulito. (fn)
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Pignasecca e Pignaverde, di Emerico Valentinetti. Regia di Tullio Solenghi. Adattamento in due atti di Tullio Solenghi e Margherita Rubino. Con Tullio Solenghi (Felice Pastorino), Claudia Benzi (Matilde, sua moglie), Laura Repetto (Amalia, loro figlia), Matteo Traverso (Eugenio Devoto), Stefano Moretti (Manuel Aguirre), Roberto Alinghieri (Isidoro Grondona), Mauro Pirovano (Alessandro Raffo), Stefania Pepe (Lucia, cameriera). Scene. Progetto scenografico, Davide Livermore. Regista assistente, Roberto Alinghieri. Scenografa e regista assistente, Anna Varaldo. Trucco e parrucco, Bruna Calvaresi (ripreso da Barbara Petrolati). Produzione, Teatro sociale di Camogli, Teatro Nazionale di Genova. Al Teatro Quirino, fino al 26 aprile

Con microfoni

Foto: Tullio Solenghi (© ???)

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